WIndout, Recensione a cura di Giuseppe Maggioli per “Invisible”

“I virtuosismi del jazz passano dalle parti di Paolo Dinuzzi (basso elettrico) musicista attento e colto. Nel suo nuovo lavoro si respira ‘aria’ fresca con sette composizioni ben assortite tra indie jazz e geometrie variabili.

I colori sgargianti di Invisible e Skin e il neo jazz di Quattro sono tessuti pregiati, senza badare alle regole. Su un terreno cerebrale invece il linguaggio del chitarrista Giancarlo Pirro, in cui il fraseggio angolare e friselliano arricchiscono l’album di una prospettiva più sofisticata.

Pieno di bozzetti black modernissimi e compiacenti, con all’orizzonte un determinato (sound) che caratterizza il personaggio in questione. Carico di mistero, il cd continua il suo viaggio in un altro jazz, una colonna sonora dalle atmosfere calde ricche di vapori cool capace di mettere daccordo sia il gusto disincantato del jazz sia quello di un pubblico favorevolmente contagiato dalla musica free. Echi fusion/jazz e influenze Grp su Talking whit Nina. Spessore funky, sottili trame elettro-acustiche influenzate da canoniche esplosioni di musica contemporanea che generano un ascolto morbido ma trasversale.

Nel cast Sabino Fino (sassofono tenore) e Riccardo Gambatesa (batteria). Avvolgente come un calice di porto.”

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