Redapolis Music Recensione a cura di Luca Redàpolis Paoli

Paolo Dinuzzi – Invisible (GleAM Records, 2023)
Il jazz in Italia è vivo e vegeto e, a dimostrarlo, ci sono delle etichette specializzate come la GleAM Records che con coraggio e caparbietà continuano a pubblicare album di elevato valore artistico saziando la fame dei tanti appassionati di musica di qualità che fortunatamente formano si una nicchia di mercato ma ben radicata nel nostro Paese.
“Invisible” si compone di sette tracce strumentali che sono state composte ed arrangiate da Paolo Dinuzzi che si avvale anche di ottimi musicisti come Sabino Fino al sax tenore, Giancarlo Pirro alla chitarra elettrica e Riccardo Gambatesa alla batteria.
Tutti strumentisti con esperienza che contribuiscono egregiamente all’economia del sound del disco.
“Invisible” è un progetto che unisce gli umori del mediterraneo a un jazz moderno che si muove anche nei territori della fusion.
La sezione ritmica è precisa ma anche molto fantasiosa nel dettare il groove dei brani come nella title track “Invisible”che apre le danze dando il “la” alla chitarra ed al sax ed ai loro assoli.
“Skin” viaggia su territori fusion, quella di qualità con le parti dei vari strumentisti assolutamente non facili ma suonate con grande fluidità il che rende molto piacevole l’ascolto anche a chi non è abituato a frequentare certi territori musicali.
Un altro brano dove Basso e batteria fanno davvero i numeri è la seguente “Quattro”, la preferita di chi sta scrivendo …Qui la chitarra elettrica fa veramente scintille così come il solo di sax e batteria … Grande brano!
Chiudo segnalandovi anche “I’m Back”, altro brano che si muove su più territori ed umori con un grande solo di basso e di batteria. Lo stesso Dinuzzi spiega nel comunicato stampa:
“Ho scritto questo brano nel momento in cui sono tornato in Italia, nella mia città, Barletta. Già dalle prime note del tema si può notare una baldanza e un ottimismo ingiustificati, tipici di chi torna al sud con mille idee da realizzare, per poi scontrarsi con una realtà fatta di clientelismo e piccoli feudi saldamente attaccati ai propri interessi, che impediscono un rinnovamento e uno sviluppo del bene comune. Infatti sul finire del tema, e ancora di più alla fine del brano, durante il solo di batteria, si fa strada un loop, che è quasi un mantra, una voce fuori campo, che come il saggio grillo parlante di Pinocchio ti riporta alla realtà ( il loop recita pressapoco così: chi te l’ha fatto fare, chi te l’ha fatto fare…)”.
In conclusione mi sento di consigliare l’ascolto di questo lavoro sicuro che gli appassionati di contemporary jazz ma anche chi ama la contaminazione di stili ed umori sarà pienamente appagato e soddisfatto.

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